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Dai nostri inviati Carlo Tumbarello e Franco PaoliI) Sanremo, Marzo Tiro le somme e poi basta, spero per sempre, con questo Sanremo. Punto primo: Rosa Balistreri, cioè la sola interprete che avrebbe potuto dare una svolta rivoluzionaria al Festival, è stata democraticamente sbattuta fuori prima ancora che la gara iniziasse. Punto secondo: Celentano ha rinunciato al Festival mandando agli organizzatori un telegramma-certificato medico (gastrite festivaliera). Punto terzo: Sergio Endrigo è stato eliminato fin dalla prima serata, perché colpevole di aver presentato un brano melodico validissimo, dal testo decoroso. Punto quarto: dopo la rinuncia di Celentano, boss della musica d'evasione e dell'infantilismo e semianalfabetismo canori, la pesante eredità di portare avanti un certo tipo di discorso era passata alle Figlie del Vento, ma anche la loro Sugli sugli bani bani, nonostante le chiare allusioni falliche, è stata irrimediabilmente bocciata. Punto quinto: il Festival che si preannunciava contro, giovane, diverso, forte eccetera eccetera ha avuto come tema dominante lo squallore, la decadenza, la muffa. Punto sesto: la vittoria di Peppino di Capri e il secondo posto di Peppino Gagliardi, 70 anni in due (Alla faccia della gioventù avrebbe detto il secondo Peppino), ripropongono sia l'annoso problema del Mezzogiorno sia il deprecabile e inconcepibile razzismo tra Nord e Sud. Da qui il profondo contenuto culturale del Festival, che ha funzioni stimolanti per la risoluzione delle nostre tare politiche, sociali e di costume. Punto settimo: le giurie del Festival hanno dimostrato dì rappresentare la stragrande maggioranza del pubblico italiano votando come sanno fare soltanto gli italiani in occasione delle elezioni politiche, cioè all'insegna del motto regresso senza avventure. Punto ottavo: il Festival di Sanremo ha riproposto il seguente tema: è proprio necessario organizzare gare musicali per vendere dischi? E' impossibile raggiungere lo stesso scopo eliminando la classifica? (Continua alla pagina seguente) |